Replica esattamente i movimenti umani
Protoclone è il nome dato dall’azienda Clone Robotics al primo androide bipede e muscoloscheletrico. Appeso a dei cavi, muove la testa, si contorce, trema, e il risultato è una reazione tremendamente umana. Dotato di muscoli artificiali e grazie a 500 sensori, questo androide può eseguire movimenti così realistici da sembrare umano. Il sistema scheletrico di Protoclone imita le 206 ossa del nostro corpo, realizzate in polimeri economici e durevoli.
Androide è una parola che potremmo far risalire addirittura agli alchimisti che, scrivendo di vari tentativi umani di creare esseri artificiali, si sarebbero appunto serviti della parola androides: termine composto da andro (uomo) e dal suffisso ide (somiglianza). Un concetto che appartiene alla chimica: somiglianti agli uomini a mezzo chimica. Ci siamo vicini! Protoclone somiglia a un essere umano a mezzo nuove tecnologie e alla stessa chimica.
Indubbiamente tanti penseranno al film cult Blade Runner (1982), diretto da Ridley Scott e con protagonista Harrison Ford nei panni di Rick Deckard, un assassino e cacciatore di taglie assoldato dai poliziotti per far fuori degli androidi troppo concorrenziali e ribelli. Si potrebbe pensare che il film prenda spunto dal romanzo di Alan E. Nourse The Bladerunner del 1974, invece si ispira (e non troppo fedelmente) al contenuto del romanzo di Philip K. Dick, Do Androids Dream of Electric Sheep? Rispetto al romanzo, il film sostituisce la parola android con replicant. Nel fim Harrison Ford ha tutto il carisma del supereroe mentre il personaggio chiave del romanzo di Dick somiglia più a un impiegato di qualche ufficio burocratico, metodico e senza pretese (con la faccia tonda e la calvizie pronunciata). Il film è ambientato a Los Angeles mentre è San Francisco che fa da sfondo al testo narrativo.
Ritornando al nostro Protoclone attuale, si spera che in futuro non ci siano androidi così perfetti da renderne impossibile l’identificazione. Esseri creati dagli uomini e uguali agli uomini. Al punto da far sorgere una domanda, una questione filosofica: “Cos’è umano?”. Se la grande fantascienza sa essere profetica, allora prepariamoci a vivere nel prossimo futuro con androidi difficili da identificare. Confidando che non diventino ribelli!